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Pedersen

IndyCar – Fuga dall’Indy Lights: Pedersen si accasa con Foyt, Robb in cerca, Lundqvist ancora a spasso

Benjamin Pedersen è il nuovo pilota del Team Foyt nell’IndyCar Series. Il danese di Seattle ha infatti firmato un contratto pluriennale che lo lega al team del texano.

Il 22enne nativo di Copenhagen, ha trascorso le ultime due stagioni nell’Indy Lights, entrambe con HMD dopo altrettante stagioni nel F3 britannico, conquistando una vittoria a Portland lo scorso settembre e altri 10 podi complessivi, giungendo quarto nella serie 2021 e quinto nel 2022.

Un altro pilota in cerca di sedile nella serie maggiore è Sting Ray Robb. Un palmares simile a quello di Pedersen, fatto di due stagioni trascorsi in Indy Lights con una vittoria a Laguna Seca tre settimane fa ed altri 7 podi, tutti ottenuti con l’Andretti Autosport nella stagione appena terminata e che gli sono valsi la seconda piazza finale.

In precedenza Robb ha militato nello Juncos Racing, team col quale nel 2020 ha conquistato, al quarto tentativo, il titolo Indy Pro 2000. Ed il team dell’appassionato argentino potrebbe proprio essere la destinazione del 21enne di Boise, Idaho, che garantirebbe quella copertura economica indispensabile alla seconda vettura full-time nei programmi del JHR.

All’appello manca ancora però il campione in carica della serie cadetta, Linus Lundqvist. La destinazione più probabile potrebbe essere il Dale Coyne Racing, vale a dire la squadra che collabora con HMD in Indy Lights e che ha già tra i suoi piloti David Malukas, figlio del patron HMD.

La situazione economica dello svedese peró, nonostante la scolarship derivante dal titolo, non è paragonabile a quella dei due ex-rivali, e Lundqvist potrebbe dover decidere, se non per una stagione part-time, anche di rimanere un anno alla finestra in attesa dell’occasione giusta. Una mossa assai azzardata vista la concorrenza in ballo.

Piero Lonardo

Foto: Indy Lights

INDY_Schedule

IndyCar – Calendario 2023 identico al precedente. Jimmie Johnson chiude

Era ampiamente previsto che non ci sarebbero state novità sostanziali nella prossima schedule IndyCar, e infatti quest’oggi la serie ha rilasciato un calendario fotocopia di quello della stagione appena conclusa.

Le differenze sono veramente marginali per le 17 gare previste, e si limitano ad alcune variazioni minori quali lo spostamento di una settimana del season opener di St.Petersburg al 5 marzo. Anche il successivo appuntamento del Texas Speedway si muove avanti al 2 aprile cosí come la gara di Road America che va al 18 giugno.

La convulsa schedule di luglio permette ora un attimo di respiro con lo spostamento della seconda gara sullo stradale di Indianapolis dopo il cittadino di Nashville, al 12 agosto, e si trascina anche l’ultima delle quattro venue stagionali su ovale, il WorldWide Technology Raceway, al 27 dello stesso mese.

Sicuramente Roger Penske e la sua organizzazione ritengono saggiamente di non volere rischiare su progetti a rischio come per esempio il mai nato GP di Boston, però il crescente interesse del pubblico messicano, trascinato dalle prodezze di Pato O’Ward, meriterebbe sicuramente una gara fuori dai confini meridionali USA. Ricordiamo che l’IndyCar, escludendo Toronto, non esce dai confini degli States dal lontano 2013.

Oltre a Città del Messico, per il prossimo futuro si parla di Milwaukee e Richmond (quest’ultima già inserita nella sfortunata schedule 2020 al posto di Pocono), cosí da raggiungere quella ventina di gare che rappresenterebbe l’obiettivo del management.

Nel frattempo, la serie perde una vettura di spicco, quale interesse se non nei risultati, quella di Jimmie Johnson, il quale ha dichiarato il ritiro dall’attività di pilota full-season. Il 47enne si concentrerebbe solo su alcuni eventi particolari, il che non escluderebbe una sua seconda partecipazione alla Indy 500. E’ caccia aperta pertanto al quarto sedile del Team Ganassi.

Piero Lonardo

Foto: IndyCar

Il calendario 2023 dell’IndyCar Series

5 Marzo           Streets of St. Petersburg

2 Aprile                       Texas Motor Speedway

16 Aprile          Streets of Long Beach

30 Aprile          Barber Motorsports Park

13 Maggio       Indianapolis Motor Speedway (road course)

28 Maggio       Indianapolis Motor Speedway (oval)

4 Giugno         Streets of Detroit

18 Giugno       Road America

2 Luglio                       Mid-Ohio Sports Car Course

16 Luglio         Streets of Toronto

22 Luglio         Iowa Speedway

23 Luglio         Iowa Speedway

6 Agosto         Streets of Nashville

12 Agosto       Indianapolis Motor Speedway (road course)

27 Agosto       World Wide Technology Raceway

3 Settembre    Portland International Raceway

10 Settembre  WeatherTech Raceway Laguna Seca

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IndyCar – E alla fine Palou e Rosenqvist rimangono dove sono..

In una girandola di comunicati e post social, oggi pomeriggio si è appreso che Alex Palou e Felix Rosenqvist rimarranno nei rispettivi team per il 2023.

La querelle innescata dal campione 2021 e da McLaren nel mese di luglio si è infatti sgonfiata di botto, anche a fronte dell’ingaggio di Oscar Piastri per il secondo sedile in F1, oltre che dei problemi legati all’azione legale che il Chip Ganassi Racing ha messo in piedi per proteggere i propri interessi.

Non è ignoto infatti che Palou era scontento del trattamento economico attuale ed aveva cercato in questo appoggio del team di Zak Brown, più che ben disposto ad accollarsi eventuali penali pur di offrirsi un altro pilota di livello da aggiungere alla line-up per il prossimo anno a Pato O’Ward ed al neoacquisto Alexander Rossi.

La penale richiesta da Ganassi però pare ammontasse a 10 milioni di $, una cifra sicuramente esagerata anche per il talento 25enne. La vittoria di Laguna Seca ha sicuramente contribuito a stemperare gli animi, ma crediamo che in fondo a tutto ci sia anche l’aggiunta di un’importante clausola che permetterà a Palou di provare le vetture di altre serie, purchè non in concorrenza con l’IndyCar.

Guardacaso, Palou e O’Ward – non Rosenqvist nè Piastri – saranno protagonisti già in settimana di un test sulla “vecchia” MCL35M di F1 sul circuito di casa del catalano, a riprova che l’interesse nei suoi confronti è tuttora solo sopito, ma reale.

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E Rosenqvist? Lo svedese si è trovato coinvolto in questa disputa pur in possesso di un regolare contratto – firmato va detto ben dopo l’annuncio dello scorso giugno – contratto che non precisava se l’impegno per la prossima stagione era o meno legato all’IndyCar Series.

Alla fine, proprio grazie a Ganassi e Palou, Rosenqvist ha conservato il posto sulla sua monoposto #7, ben meritato se consideriamo la seconda parte della stagione appena conclusa.

Tutti contenti quindi? Al momento pare di sí, ma aspettatevi ulteriori colpi di scena con questi stessi attori fra 12 mesi…

Piero Lonardo

Foto: IndyCar

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IndyCar – A Power basta il terzo posto per il titolo numero 2. Vittoria a Palou

Will Power è il nuovo campione dell’IndyCar Series. All’australiano è bastato terminare terzo, come previsto dalla matematica, per chiudere la pratica iniziata oltre sei mesi fa a St.Petersburg.

Il Power del titolo numero 2 è sostanzialmente diverso dal vincitore del 2014; il bilancio stagionale, aldilà dello strepitoso primato delle pole position all-time (cinque quest’anno), riporta una sola vittoria, a Detroit, ma anche altri 8 podi e 3 quarti posti in 17 gare. Un risultato comunque sempre in bilico a fronte della consistenza dei contender, che lo hanno impegnato sino all’ultima curva di Laguna Seca.

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A partire da Josef Newgarden, vittima di un errore macroscopico in qualifica e partito dall’ultima fila fino a rimontare alle spalle del trionfatore odierno, Alex Palou, pure risalito dall’undicesima piazzola dopo aver sostituito il quinto motore Honda.

Newgarden poteva potenzialmente frapporsi fra il successo del teammate, ed il team radio “I’ll be gentle if he’ll be gentle back” rivolto al suo box poco prima del sorpasso al lap 48 non lasciava adito ad interpretazioni, ma tutto si è svolto in modo regolare, e la provvidenziale sosta successiva della DW12-Chevy #12 è stata calibrata in modo da evitare a priori il problema.

Alla fine Palou ha chiuso con oltre 30” di vantaggio su Newgarden, mentre gli altri contender si sono dissolti, vittime del forte degrado dei pneumatici che ha costretto gran parte delle vetture alle 4 soste. Curioso che, sia stata solo la vettura del probabile transfuga Palou a trarre beneficio dai recenti test privati condotti dal Team Ganassi a Laguna Seca.

Col senno di poi forse sarebbe stato meglio privilegiare, come nel 2022, Portland, proprio come ha fatto Penske, ma fatto sta che il nono posto di Marcus Ericsson ed il dodicesimo di Scott Dixon, va detto anche penalizzati dall’unica Full Course Yellow propiziata dallo stop in pista della vettura di Callum Ilott, non sono proprio il finale che ci si aspettava nel team.

La direzione gara IndyCar infatti, attenta a non voler diventare protagonista, ha permesso a tutti coloro che non avevano ancora effettuato la seconda sosta – in pratica tutti i primi – di entrare ai box nel giro seguente.

Ad ogni modo, il risultato finale non sarebbe cambiato più di tanto, e Dixon può chiudere al terzo posto finale davanti a Scott McLaughlin, oggi sesto, e a Palou.

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Se Ilott ha infiammato le prime fasi di gara, mantenendosi a lungo alle spalle di Power e conducendo anche un giro, il miglior rookie di giornata è stato sicuramente Christian Lundgaard. Il danese del Team RLL ha chiuso in P5 e col risultato odierno ha consolidato il titolo di Rookie of the Year davanti a Malukas ed allo stesso Ilott. Vedremo se nel 2023 Kyle Kirkwood, partito bene ad inizio anno ma poi perso un po’ per strada, trarrà vantaggio dal passaggio al team Andretti; nel frattempo in casa Rahal si sfregano le mani.

E che dire infine di Felix Rosenqvist, P4 dopo una gara tutta d’attacco. Il finale di stagione dello svedese è stato sicuramente importante ed in casa McLaren (oggi il patron Zak Brown ha preferito la California al GP d’Italia di F1) se anche non dovesse arrivare Palou, anche a causa dei 10 milioni di $ di liberatoria posti come clausola rescissoria dal team Ganassi, il 2023 appare più sereno.

E poi chissà se questa è stata veramente l’ultima gara IndyCar per Colton Herta, pronto a salpare verso le sirene della F1 con Alpha Tauri, superlicenza permettendo.

Questi ed altri i temi della cosiddetta “Silly Season” che ci accompagnerà sino al 5 marzo 2023 a St.Petersburg.

Piero Lonardo

Foto: IndyCar

L’ordine di arrivo

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IndyCar – Power, pole e record a Laguna Seca. Disastro Newgarden

Will Power si conferma il mago delle qualifiche, ottenendo la sua 68ma pole position nell’IndyCar Series a Laguna Seca, che vale il record assoluto superando la leggenda Mario Andretti.

Aldilà del momento storico per la serie, Power è stato anche l’unico dei cinque contender per il titolo 2022 a terminare nella Firestone Fast Six. Il capolista ha preceduto di appena 19 millesimi Callum Ilott che, alla sua prima partecipazione al terzo turno, ha sfiorato il colpaccio.

Seconda fila per Alexander Rossi e Romain Grosjean, che potrebbero giocare un ruolo importante nella corsa al titolo, ostacolando i più lontani inseguitori, e terza per Alex Palou e Pato O’Ward. Il messicano, tagliato fuori come Palou dalla lotta nell’ultimo weekend, è stato in grado di recuperare dall’uscita di strada nelle ultime libere, dominate invece dallo spagnolo.

UPDATE: Alex Palou sconterà una penalità di 6 posizioni per aver dovuto sostituire il quinto motore Honda a causa di un problema tecnico dopo le qualifiche .

Dicevamo degli altri contender, esclusi dalla Fast Six. Il migliore è stato Marcus Ericsson che, nonostante un testacoda nell’impegnativo Corkscrew, partirà in P10.

Josef Newgarden dal canto suo ha rovinato tutto già nel primo turno, con un testacoda all’entrata del Corkscrew terminato con la vettura immobile in bilico sulla via di fuga. Dopo un paio di minuti di incertezza, la direzione gara ha poi opportunamente optato per la red flag, lasciando agli altri la possibilità di ottenere almeno un giro veloce utile. Fino a quel momento la sessione era dominata da Kyle Kirkwood e Jimmie Johnson avrebbe trovato un posto nella Top Twelve.

A Scott Dixon è andata un po’ meglio, anche partire dalla settima fila (il sei volte campione è stato buttato fuori nel finale del secondo gruppo del Q1 da Ericsson) non è sicuramente il modo più semplice per tentare l’assalto al leader, che ora col punto addizionale della pole vanta 21 lunghezze su di lui e Newgarden.

Un titolo comunque Newgarden ha già contribuito a vincerlo: si tratta di quello costruttori, cui ha attivamente collaborato, regalando a Chevrolet ben cinque successi degli undici conquistati dal V6 del farfallino.

Lo start del round di chiusura avverrà alle 3.15 PM ET, cioè le 21.15 italiane, e sarà trasmessa come di consueto sui canali Sky. Il warm-up di due ore prima, le 1.15 PM ET, sarà invece visibile gratuitamente sul canale IndyCar Live! https://www.indycar.com/ways-to-watch/stream.

Piero Lonardo

Foto: Team Penske

I risultati delle Libere 2

I risultati delle Qualifiche

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IndyCar – Newgarden all’assalto nelle Libere-1 di Laguna Seca

Josef Newgarden non ci sta e, nonostante il risultato non propriamente positivo di Portland, inficiato anche dalla penalità in griglia, domina le prime libere di Laguna Seca, atto finale dell’IndyCar Series 2022, col tempo di 1.11.4103.

Si è trattata di una sessione anomala, caratterizzata da diverse escursioni fuori pista, propiziate da un alto degrado dei pneumatici. Solo Jimmie Johnson comunque ha evocato la red flag, sbattendo sulle barriere col retro della sua DW12-Honda in curva 6.

Newgarden, che al pari di Scott Dixon sconta 20 punti di distacco in classifica dal leader Will Power, ha preceduto di oltre 4 decimi la folta schiera del Team Andretti, capitanata dal “quasi F1” Colton Herta che, con Romain Grosjean ed il partente Alexander Rossi, potrebbero giocare un ruolo importante nell’assegnazione del titolo.

Power ha concluso in P7 dietro anche la sorpresa Callum Ilott e Simon Pagenaud. Il Juncos Hollinger ha annunciato in settimana che schiererà una seconda vettura full-time nel 2023, anche se non è ancora noto per chi.

L’altro major contender, Dixon, ha chiuso appena col diciassettesimo tempo, a quasi 1” da Newgarden; Marcus Ericsson, al contrario, ha dimostrato di aver fatto tesoro dell’esperienza maturata un paio di settimane fa nei test privati ed ha chiuso decimo, davanti all’ultimo dei potenziali contendenti per il titolo, Scott McLaughlin. Ricordiamo che i due sono a -39 e -41 rispettivamente dal vertice.

Il programma prosegue nella giornata di sabato con le libere 2 e le qualifiche, rispettivamente alle 1.15 PM ET ed alle 5.05 PM ET, vale a dire le 23.05 italiane. Domenica la gara, preceduta da un warm-up alle 12.00 PM ET, partirà alle 3.15 PM ET, cioè le 21.15 italiane.

Tutte le sessioni di libere ed il warm-up potranno essere seguite gratuitamente sul canale IndyCar Live! https://www.indycar.com/ways-to-watch/stream, mentre per qualifiche e gara l’appuntamento è come sempre sui canali a pagamento Sky.

Piero Lonardo

Foto: IndyCar

I risultati delle Libere 1

Herta

IndyCar – Herta (e Palou) contro la F1!

Non vogliamo farvi fuorviare dal titolo ma, se come la maggior parte degli appassionati di motorsport avete seguito le recenti vicende del mercato F1, saprete che Colton Herta ne è diventato l’oggetto del desiderio.

Oggetto alquanto scomodo a quanto pare, perchè al reale interesse di Red Bull (via Alpha Tauri), non corrisponderebbe altrettanto “affetto” da parte di altri team principal, e soprattutto della FIA, che starebbe ponendo non pochi ostacoli all’ottenimento della cosiddetta “Superlicenza” necessaria all’ingresso nel massimo campionato mondiale monoposto da essi organizzato.

Incredibile che il talento californiano, sette volte vincitore di gare IndyCar, debba sottostare a chissà quale attestazione, al contrario di un Latifi qualsiasi, ma tant’è.

Il vero problema peró risiede altrove, soprattutto nell’impudenza con la quale un giovane e sicuro prospetto di un Paese che da quasi 50 anni attende l’erede dei vari Mario Andretti, Revson, Donohue, Phil Hill nella massima formula debba provenire da un mondo “esterno” alla FIA e alla sua filiera interna di monoposto, composta di serie (F4, F3, F2) che si ripetono senza mai sfornare quel “crack” capace di vincere gare e titoli, se non addirittura essere irriverentemente parcheggiato per intere stagioni quale terzo pilota senza reali prospettive.

Alla fine crediamo che l’ingerenza di Helmut Marko, aiutata non poco dalla famiglia Andretti, che non ha posto veti nè al recente test McLaren, nè ne porrà ad un eventuale trasferimento in F1 già dalla prossima stagione nonostante un ulteriore anno di contratto, avrà la meglio. Domenicali e c. dovranno necessariamente fare pace con la propria coscienza se vogliono continuare ad appassionare il popolo a stelle e strisce, aldilà delle serie televisive, e riscuotere cosí i pingui introiti dalle ben tre venues previste dal 2023 sul suolo USA.

La cosa piú divertente è che Herta potrebbe non arrivare da solo, bensí portarsi dietro un altro giovane di talento, quell’Alex Palou campione IndyCar (ancora per una settimana) in carica. La querelle McLaren/Ganassi per l’ingaggio del catalano potrebbe infatti risolversi a sorpresa con l’ingaggio per una delle due Haas F1, dove potrebbero essere giubilati uno o entrambi i titolari Kevin Magnussen e Mick Schumacher.

Dispiace per Pato O’Ward, che ha inconsapevolmente dato il “la” a questo movimento col suo test in McLaren, senza peró riuscire a concretizzare un ingaggio; almeno per il momento, dato che il connazionale Checo Perez al termine del suo contratto con Red Bull, a fine 2024, avrà 34 anni e chissà se per quell’anno l’establishment F1 non vorrà mantenere un pilota messicano nella cosiddetta massima formula.

Comunque vada a finire, l’umile IndyCar ancora una volta avrà spianato la strada alla ricca e potente F1, che continua ad attingere in sordina dalle esperienze delle monoposto più veloci del pianeta per migliorare il proprio spettacolo. Nel frattempo, godiamoci nel weekend l’ennesimo arrivo in volata della serie.

Piero Lonardo

Foto: IndyCar

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IndyCar – McLaughlin, vittoria dominante a Portland, rimescola le carte

Scott McLaughlin non ci sta ad essere considerato la terza forza del Team Penske, e si impone al Portland International Raceway nel penultimo atto dell’IndyCar Series 2022.

Coadiuvato da una strategia perfetta, McLaughlin ha dominato dall’inizio alla fine, sin dalla fatidica prima curva, in cui le 25 DW-12 in gara sono transitate incredibilmente illese.

La scelta delle gomme iniziali è stata importante ma non decisiva, come dimostrerà la classifica finale, ma ha sicuramente influenzato le prime fasi di gara, con le primary mai effettivamente in condizioni di agire al meglio, al contrario delle alternate.

Cosí dietro al polesitter si accodava Christian Lundgaard, subito davanti a Will Power,  poi Pato O’Ward, Alex Palou e David Malukas. Tra i sette contender, Josef Newgarden, subito dietro due posizioni, ha scelto le black, cosí come O’Ward che invece ne guadagnava una.

Anche Scott Dixon e Marcus Ericsson, protagonisti di una qualifica non ottimale, hanno optato per le primary ma con esiti alterni, visto che il sei volte campione schizzava avanti tre posizioni ed era uno dei primi a montare le rosse, e proprio grazie alle disgraziate qualifiche poteva contare su un treno nuovo in più, mentre il vincitore dell’ultima Indy 500 arrancava nelle retrovie ed optava invece per chiudere il turno dei pit in attesa di una neutralizzazione che peró non arrivava.

Dopo la prima sosta Power si riportava in seconda posizione su Lundgaard, mentre Newgarden poteva finalmente iniziare la sua risalita e si portava in P5 alle spalle di O’Ward, e alla metà gara chiudeva anche sullo svedese dell’RLL. Un altro dei contender, Alex Palou, vincitore qui lo scorso anno, scivolava frattanto fuori della top ten, costretto a disputare la seconda metà di gara sulle black in funzione di una qualifica migliore.

Lundgaard perderà ulteriore terreno alla terza sosta, stallando la sua DW12-Honda, mentre Conor Daly chiuderà anzitempo la sua gara con la frizione ko dopo che gli ultimi due pit sono terminati con un principio di incendio e l’azionamento automatico dell’estintore.

Al lap 83 di 110 il momento decisivo, allorquando Rinus VeeKay sbatteva a muro all’esterno di curva 1 l’incolpevole Jimmie Johnson, doppiato. La prima ed unica Full Course Yellow della gara riavvicinava i contender, ed al restart O’Ward tentava il tutto per tutto su Power per la P2, senza riuscirci ed anzi rimediando danni alla fiancata posteriore sinistra. Era invece Scott Dixon a trarre ancora una volta il meglio, catapultandosi in quarta posizione e poi costringendo il messicano a cedere il gradino basso del podio dopo un’azione di blocking.

Alla bandiera a scacchi McLaughlin chiudeva con poco più di 1” di vantaggio sui due contender. O’Ward riuscirà a mantenere la quarta piazza su un redivivo Graham Rahal, mentre Newgarden cederà sulle black altre due posizioni a Colton Herta ed Alexander Rossi, chiudendo ottavo. Lundgaard dal canto suo nel duello con Rossi terminerà su uno dei cartelloni posti in curva 1, rovinando una gara da top five.

Ad una settimana dal season finale di Laguna Seca che il prossimo weekend deciderà il campione IndyCar, Alex Palou e Pato O’Ward sono ora out of contention, mentre Power conduce in classifica con 20 punti di vantaggio su Newgarden e Dixon, 39 su Ericsson, oggi P11, e 41 sul vincitore odierno, tutti matematicamente ancora in grado di conquistare la corona 2022.

Piero Lonardo

Foto: IndyCar

L’ordine di arrivo

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IndyCar – McLaughlin-pole si rilancia a Portland

Team Penske ha tratto il meglio dai test privati della scorsa settimana a Portland e piazza Scott McLaughlin in pole position nel penultimo appuntamento stagionale dell’IndyCar Series davanti ai compagni di squadra Josef Newgarden e Will Power.

Il trio era già stato protagonista delle libere-2, dove Newgarden, che ricordiamo dovrà scontare 6 posizioni in griglia per aver sostituito il quinto motore Chevy, ha preceduto Power e McLaughlin.

Il neozelandese, alla terza partenza al palo dopo St.Petersburg e Nashville, ha fissato i cronometri sul 58.2349, ma la migliore prestazione del weekend va a Christian Lundgaard nel gruppo 2 del Q1. Il danese finirà per conquistare ancora una volta la Firestone Fast Six, classificandosi immediatamente dietro le tre Penske e davanti ad Alex Palou e Pato O’Ward.

Gli unici due dei sette contender accreditati a non entrare tra i primi sei sono stati Scott Dixon e Marcus Ericsson, fuori alla prima scrematura, e che partiranno in ottava e nona fila.

La sessione, cosí come le libere precedenti, non ha visto interruzioni nonostante le perplessità sulla rinnovata curva 1, che ha rischiato di segnare le qualifiche di Colton Herta, vittima di un contatto col rail nel Q1. La crew dell’Andretti Autosport ha rimediato, permettendo al futuribile driver Alpha Tauri F1 di qualificarsi per il turno successivo, dove ha sfiorato il taglio.

A seguire un’ultima mezz’ora di libere alle 7.15 PM ET prima dello start del Grand Prix of Portland alle 3.30 PM di domani, vale a dire le 21.30 italiane, godibile in diretta pay-tv sui canali Sky.

Piero Lonardo

Foto: IndyCar

I risultati delle Qualifiche

I risultati delle Libere 2

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IndyCar – Newgarden davanti a Portland, ma sconterà 6 posizioni

Disputate nella tarda serata italiana di ieri le prime libere sul circuito di Portland, sede del penultimo round dell’IndyCar Series 2022.

Sull’iconico tracciato dell’Oregon è stato Josef Newgarden alla fine a primeggiare col tempo di 58.5769, davanti al sempre più consistente David Malukas.

In generale, i Team Penske ed Andretti hanno tratto vantaggio dai test privati della scorsa settimana, con Scott McLaughlin terzo a precedere Alexander Rossi e Colton Herta. Will Power, leader della classifica, ha terminato in P10 mentre Romain Grosjean ha sofferto di problemi tecnici apparentemente legati alla frizione, ed è rimasto ai box per gran parte della sessione, che è stata interrotta a causa di un incidente senza precedenti.

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Vittima della situazione uno dei megaschermi, di cui uno dei piloni di sostegno ha ceduto, appoggiandosi su un fianco. Dopo diversi tentativi e circa 80’ di red flag, la struttura è stata rimessa in sicurezza e si è potuto continuare con circa 53’ a disposizione.

Ma questa non è stata l’unica interruzione della sessione, che ha visto protagonisti di uscite di strada Helio Castroneves, Takuma Sato e soprattutto Pato O’Ward, fermo in curva 5. Il messicano, che ricordiamo è uno dei sette contender al titolo, ha compiuto appena 17 tornate.

Il programma prosegue oggi con le libere 2 e le qualifiche, rispettivamente alle 2.15 PM ET ed alle 3.05 PM ET, vale a dire le 21.05 italiane. Le libere finali, che sostituiscono il warm-up, chiuderanno la giornata alle 7.15 PM ET.

Non sarà comunque un weekend semplice per il capofila odierno, che sa già di dover scontare sei posizioni in griglia per aver dovuto utilizzare il quinto motore Chevy. Identica penalità anche per Dalton Kellett.

Le libere potranno essere godute gratuitamente sul canale IndyCar Live! https://www.indycar.com/ways-to-watch/stream, mentre per le qualifiche l’appuntamento è come sempre sui canali Sky.

Piero Lonardo

Foto: IndyCar, utente twitter

I risultati delle Libere 1