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IndyCar – Sting Ray Robb si accasa con Foyt

Un altro dei pochi sedili ancora liberi nell’IndyCar Series è stato assegnato poco fa a Sting Ray Robb, che passa al team Foyt. Il 22enne nativo dell’Idaho lascia quindi il Dale Coyne Racing, col quale ha disputato la stagione di esordio nella serie, per la DW12-Chevy #41.

Robb, che lo scorso anno ha ottenuto quale miglior risultato solamente il 12mo posto nel season finale di Laguna Seca, vanta una carriera di tutto rispetto nella filiera delle monoposto americane, avendo conquistato il titolo Indy Pro nel 2020 per poi proseguire col secondo posto in Indy Lights nel 2022 alle spalle di Linus Lundqvist grazie ad una vittoria e la bellezza di sette altri podi.

Speriamo che la recente alleanza tra team Foyt e Penske possa portare nuova linfa al team texano, che annuncerà più avanti il pilota della vettura #14, guidata nella scorsa stagione da Santino Ferrucci.

Piero Lonardo

Foto: Team Foyt

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IndyCar – Motori tema caldo. DHL con Palou

Nella lunga off-season dell’IndyCar Series, a mercato ancora una volta virtualmente concluso (mancano solo i “soliti” sedili di Foyt e DCR), di solito risulta difficile trovare argomenti che catalizzino l’attenzione generale sulla massima serie di monoposto americana.

Nelle ultime settimane invece è lievitata la polemica sui motori, soprattutto grazie a Honda, che anche quest’anno è chiamata allo sforzo maggiore, dovendo servire 15 entry full-season contro le 12 della rivale Chevrolet.

Sotto accusa i costi di gestione, che il costruttore nipponico ritiene esagerati rispetto al ritorno in termini di immagine, nonostante i numeri della serie siano in ascesa. In assenza del tanto auspicato terzo partner motoristico, Honda, il cui contratto scade a fine 2026, starebbe meditando di chiudere una collaborazione che risale al 1994.

Una soluzione per ridurre i costi però, almeno secondo quanto emerso da un’intervista rilasciata da Chuck Schifsky, American Honda Motorsports Manager, ad un noto media statunitense, ci sarebbe, e consisterebbe nell’adottare un unico motore termico, da brandizzare eventualmente all’occorrenza col nome del partner motoristico prescelto.

L’operazione, sempre secondo Schifsky, potrebbe essere gestita da Illmor, che già gestisce le unità Chevy ed è in parte di proprietà di Roger Penske. Peraltro questa storica azienda è stata appena nominata quale gestore unico delle unità ibride (ERS), il cui debutto è atteso, al momento, dopo la Indy 500.

Quasi certamente si tratta di un tentativo di forzare la mano al padre padrone dell’IndyCar Series e dell’IMS, affinchè trovi in tempi brevi, se non il fantomatico terzo motorista, perlomeno il modo di suddividere meglio le forze (ed i costi) fra i due partner tecnologici. Nel caso peggiore, non sarebbe la prima volta che la serie si ritroverebbe con un unico motorista, come nel periodo 2006-2011, in cui guardacaso fu proprio Honda a garantire il regolare svolgimento del campionato.

Una novità di rilievo tra le squadre riguarda invece il cambio di sponsor sulle vetture del Team Ganassi. La macchina del campione in carica, Alex Palou, sarà infatti sponsorizzata da DHL, che lascia cosí definitivamente Andretti. American Legion, che è stato il marchio principale apparso quest’anno sulla DW12-Honda #10, è stato invece dirottato sulla #8 di Linus Lundqvist.

Piero Lonardo

Foto: NTT IndyCar Series

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IndyCar – No all’ibrido prima di giugno (e niente videogame)

L’IndyCar Series ritarderà l’introduzione del sistema ibrido sino a dopo la Indy 500. La notizia è stata confermata dalla serie dopo la cancellazione delle sessioni di test previste nel mese di dicembre a Homestead e a Sebring, che avrebbero dovuto vedere all’opera almeno una vettura per team in vista del debutto del 10 marzo a St.Petersburg.

Al momento infatti lo sviluppo è stato condotto solamente dalle quattro squadre privilegiate dai due fornitori di motori: Penske, McLaren, Ganassi e Andretti. Inoltre, si è appreso che le risorse destinate all’introduzione del nuovi motori 2.4 litri verranno dirottate sulla fabbricazione in tempi brevi da parte di Honda e Chevrolet delle unità ERS.

Pare infatti siano stati i ritardi nella consegna di queste unità da parte della Mahle a generare questa girandola di decisioni. La serie, insieme ai costruttori si sta impegnando affinchè l’introduzione di questo sistema, annunciato nel 2019, possa avvenire all’interno della prossima stagione, dove le vetture continueranno a correre con le correnti unità propulsive termiche insieme a particolari aggiornati ed alleggeriti quali aeroscreen, cupolino motore e cambio.

Sfumata inoltre definitivamente nelle ultime settimane anche la possibilità di vedere il videogame legato all’IndyCar. La serie ha infatti rescisso la collaborazione con Motorsport Games, incaricata dal 2021 nello sviluppo della simulazione, che avrebbe dovuto essere rilasciata nel corso del 2023 ma che, ufficialmente a causa di problemi finanziari da parte della società sviluppatrice, era stata fatta slittare al 2024. La serie starebbe ufficialmente vagliando nuove partnership.

Piero Lonardo

Foto: NTT IndyCar Series