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IndyCar – Vandoorne e De Vries a Sebring il 6 dicembre. Un bel problema per Ed Carpenter

Come già anticipato su queste pagine, Stoffel Vandoorne, nuovo oggetto del desiderio dell’Arrow McLaren SP, proverà presto una monoposto del team.

Data e location del test sono state confermate oggi nell’ambito dei test collettivi di Sebring del 6 dicembre prossimo.

Vandoorne, ex-pilota McLaren in F1, è in lista per guidare la terza DW12-Chevy arancio papaya durante alcuni round del 2022 e full-time nel 2023, allorquando il 29enne pilota belga sarà libero dagli impegni ufficiali del team Mercedes di formula E.

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Curiosamente, anche l’altro driver del team tedesco, Nicky de Vries, è atteso nel medesimo test, ma col Meyer Shank Racing.

La squadra dell’Ohio, ricordiamo vincitrice dell’ultima Indy 500, nonchè in procinto di partire per la sua prima stagione full-time con due vetture, ha comunque precisato di non avere piani immediati per il campione del mondo in carica delle monoposto elettriche, il quale ha affermato a propria volta di “non vedere l’ora di fare questa nuova esperienza e di vedere dove ci (notare il plurale-ndr) potrà portare”.

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Problemi invece per Ed Carpenter, data la partenza dello sponsor US Air Force, che finanziava la DW-Chevy #20 condivisa dal team owner e da Conor Daly, che aveva portato con se’ l’appoggio dell’aeronautica statunitense dal team Coyne.

La decisione – ha reso noto Daly ad un noto media USA – ci era nota da un po’, e ho già altri sponsor che possono subentrare in caso di stop dell’Air Force. Ad ogni modo, Ed è stato trasparente nei miei confronti riguardo gli altri piloti che sta valutando, e se porteranno più di quanto posso fare io, deciderà lui. La mia priorità comunque è rimanere con Ed.” ha concluso il popolare figlio d’arte, che potrebbe comunque disputare almeno la prossima Indy 500 con la terza vettura del team.

Piero Lonardo

Foto: McLaren F1, MSR, IndyCar

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IndyCar – Kirkwood da Foyt, DeFrancesco per Andretti, niente da fare per Hulkenberg

La griglia di partenza dell’IndyCar Series 2022 si va a delineare con la notizia dell’ingaggio ufficiale di Kyle Kirkwood presso il team Foyt per tutta la stagione.

Il neocampione Indy Lights occuperà il posto che è stato nell’ultima stagione di Sebastien Bourdais sulla DW12-Chevy #14. Ricordiamo che Kirkwood, 23 anni appena compiuti, ha scalato tutta la filiera Road to Indy aggiudicandosi tutti e tre i titoli in palio a partire dal 2018, l’ultimo dei quali con l’Andretti Autosport, squadra che, dopo il test di Indianapolis, ha lasciato cadere l’opzione che vantava sul pilota.

11-04-DeFrancesco-Andretti-SteinbrennerPresso Andretti si è invece accasato come da copione Devlin de Francesco, che dopo una buona stagione nella IndyPro nel 2020, secondo dietro l’inarrivabile Sting Ray Robb, ha fatto da comparsa nella serie cadetta, conquistando appena due podi nelle 20 gare in programma e terminando sesto nella graduatoria finale. Il 21enne canadese prenderà il posto del connazionale James Hinchcliffe sulla DW12-Honda #29.

Niente Hulkenberg invece per l’Arrow McLaren SP. Il 34enne tester Aston Martin F1 dopo il test di Barber Park con la monoposto di Zak Brown ha reso noto di voler continuare a correre in Europa per la prossima stagione. Per il team, che ha in programma una terza entry part-time per la prossima stagione per poi correre full-time nel 2023 con tre macchine, svanita anche la chance Kirkwood, rimane aperta l’opzione Vandoorne, che dovrebbe provare la vettura nel corso dell’inverno.

Il Team Ganassi ha invece annunciato di voler schierare cinque macchine alla prossima Indy 500. Jimmie Johnson dopo l’anno di apprendistato dovrebbe iniziare a calcare anche gli ovali, e per rispettare il contratto assunto con Tony Kanaan, che prevedeva due anni di gare sugli ovali, Chip Ganassi dovrà schierare una quinta monoposto oltre a quelle previste per Scott Dixon, Alex Palou e Marcus Ericsson.

Sempre piú vicina infine la joint venture tra Carlin e Juncos Hollinger per portare una seconda entry. Il van del team inglese è stato infatti avvistato nei giorni scorsi presso la sede del patron argentino.

Piero Lonardo

Foto: IndyCar

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Indy Lights – Exclusive Autosport rinfoltisce i ranghi. Brillano le stelle del Chris Griffis Memorial

Exclusive Autosport ha confermato la sua presenza nell’Indy Lights Series 2022. La squadra canadese, che schiera già diverse vetture nella USF2000 e nella Indy Pro, era attesa nei ranghi della serie cadetta dopo aver acquistato un paio di IL-15 usate a fine 2018, già nel 2020, ma ha dovuto rivedere i propri piani a causa della pandemia.

Nell’ultima stagione della Indy Pro Exclusive Autosport ha vinto la classifica a squadre grazie ad Artem Petrov, Christian Brooks e Braden Eves, sfiorando il titolo con quest’ultimo, titolo poi andato al danese Christian Rasmussen.

Le stelle future della serie hanno brillato nei giorni scorsi nel corso del Chris Griffis Memorial Open Test. Nel corso della due giorni di Indianapolis si sono alternati 14 piloti. I

Indy Lightsl miglior tempo complessivo è stato segnato da Benjamin Pedersen con la vettura dell’HMD ed il tempo di 1.25.4619; a seguire Kyffin Simpson con una delle new entry TJ Speed Motorsports e Hunter McElrea, terzo classificato della Indy Pro, il migliore dell’Andretti Autosport. P4 per Matteo Nannini col Team Juncos Hollinger.

Da segnalare inoltre anche la buona prestazione di Jacob Abel, P9 alla prima presa di contatto con la IL-15 del team di famiglia, e del due volte campione della Stadium Super Truck, Matthew Brabham, di nuovo al volante delle vetture della serie cadetta dalla stagione 2015.

Malukas_test

Il giorno successivo è stato invece il turno dei tre migliori classificati della serie 2021, Kyle Kirkwood, David Malukas e Linus Lundqvist, i quali hanno provato le monoposto della serie maggiore.

Kirkwood aveva un’opzione col team Andretti per la prossima stagione, che però è scaduta, per cui il neocampione è ora libero di trovare un sedile fra quelli disponibili, grazie anche alla dote di 1,3 milioni di Dollari assicurata dalla serie.

Piero Lonardo

Foto: Indy Lights, Abel Motorsports, HMD Motorsports

Nannini

IndyCar – Matteo Nannini proverà per Juncos. I tre big dell’Indy Lights all’IMS. Vandoorne nuovo obiettivo McLaren ?

Fra pochi giorni si terrà il consueto Chris Griffis Memorial Open Test, ancora una volta presso l’Indianapolis Motor Speedway. L’evento riunirà i migliori prospetti delle classi propedeutiche (la cosiddetta Road to Indy) in funzione delle scelte per la stagione ventura.

Tra questi, Matteo Nannini, che proverà una monoposto Indy Lights del Juncos Hollinger. Nannini, che vanta la doppia cittadinanza italo-argentina ed è parente del ben più noto Alessandro, proviene da una stagione nella quale ha partecipato alla sua seconda stagione nel FIA F3, dove è giunto 14mo con una vittoria e un podio, collezionando anche 8 presenze complessive nel biennio in F2.

La line-up della categoria cadetta presenterà anche Manuel Sulaiman, Benjamin Pedersen, Danial Frost e Christian Bogle (questi ultimi due hanno corso nel 2021 per altre squadre) e la novità Ernie Francis, Jr. per l’HMD Motorsports. Sting Ray Robb dal canto suo lascerà il Juncos Hollinger Racing per accasarsi con l’Andretti Autosport per tutta la stagione 2022.

A valle del Chris Griffis Memorial, che si terrà il 30-31 ottobre prossimi, il test su di una monoposto IndyCar per i primi tre classificati della serie cadetta. Il neocampione Kyle Kirkwood e Linus Lundqvist proveranno una macchina dell’Andretti Autosport, mentre il secondo classificato David Malukas avrà a disposizione una DW12-Chevy del Team Penske. Il test è stato spostato a lunedí primo novembre a causa delle cattive previsioni meteo.

Proprio Team Penske ha confermato che non schiererà una quarta vettura nella prossima stagione, non sostituendo Simon Pagenaud, new entry all’MSR, che lo scorso anno ha corso al fianco di Will Power, Josef Newgarden e Scott McLaughlin. La decisione è stata motivata dal dover preparare il prossimo impegno in endurance con la nuova Porsche LMDh, e a tale scopo la squadra del Captain potrebbe iscrivere una Oreca LM P2 alla prossima stagione del WEC.

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Sempre nell’ambito della serie maggiore, l’Arrow McLaren SP non smette di pensare in grande, e dopo la prima presa di contatto da parte di Nico Hulkenberg (nella foto) di inizio settimana a Barber Park, ha in programma un test com Stoffel Vandoorne.

Il 29enne pilota belga, titolare in McLaren F1 nel 2017 e nel 2018, entrerebbe nei piani del team, che ambisce a schierare una terza vettura full-time a partire dal 2023, limitandosi ad alcune apparizioni nella prossima stagione.

Fallita l’ipotesi di sbarco in F1 da parte di Andretti ed Herta, un’altra novità di spessore minore potrebbe vedere Juncos Hollinger e Carlin unire le forze per schierare una seconda vettura. La soluzione potrebbe permettere al team inglese di non dover attendere ancora una volta i chiari di luna di Max Chilton e contemporanemente soddisfare il desiderio di Juncos di affiancare da subito una seconda entry a Callum Ilott.

Piero Lonardo

Foto: Juncos Hollinger, Arrow McLaren SP

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IndyCar – Fra realtà e fantasia, la off-season prosegue con Lundgaard al RLL

Si completa la line-up del Rahal Letterman Lanigan con Christian Lundgaard ad appropriarsi della DW12-Honda #30 che fu di Takuma Sato.

Il 20enne danese, membro dell’Alpine Academy, che già quest’anno ha dato prova di sè nel Big Machine GP di Indianapolis ha siglato un accordo pluriennale che lo vedrà ai nastri di partenza della serie sin dal season opener di St.Pete al fianco di Graham Rahal e dell’altra new entry Jack Harvey.

Attualmente Lundgaard è alla seconda stagione nella F2 con l’ART Grand Prix ed occupa l’11ma posizione in campionato con tre podi su 17 gare fin qui disputate. Lo scorso anno, sempre con la squadra di Nicolas Todt, aveva conquistato anche due vittorie, oltre a quattro podi che gli sono valsi il settimo posto finale.

Mentre Ryan Hunter-Reay, vedovo Andretti, vede sempre più vicino un sedile all’Ed Carpenter Racing, l’Arrow McLaren SP potrebbe mettere a segno un grande colpo con l’ingaggio nientemeno che di Nico Hulkenberg.

L’eterna incompiuta della F1 prenderà parte infatti lunedí prossimo ai test collettivi organizzati a Barber Park, e potrebbe aggiungersi a Felix Rosenqvist e a Pato O’Ward sulla terza vettura del team, almeno, cosí come fatto da Romain Grosjean nell’anno del debutto, per le gare sui circuiti stradali e cittadini.

Oltre al vincitore di Le Mans 2015, a Barber Park sono attesi anche Kyle Kirkwood e Devlin deFrancesco, che dovrebbero effettuare un secondo test, dopo un primo shakedown avvenuto mercoledí scorso sul corto di Sebring. Entrambi sono in lizza per il posto che dovrebbe essere lasciato libero da James Hinchcliffe.

I risultati (nonchè la scolarship di 1,3 milioni di Dollari) dovrebbero fare pendere la bilancia a favore di Kirkwood, ma c’è un’ulteriore pedina in ballo in questo complesso gioco del quindici.

Si tratta di Colton Herta, che potrebbe a sorpresa fare squadra con Valtteri Bottas qualora si concretizzasse l’acquisizione della Sauber F1 da parte di Michael Andretti. Questa è anche la settimana dell’U.S. GP di Formula 1 e si dovrebbe capire qualcosa di più dei seppur tanti rumors che stanno alimentando da settimane le pagine dei media.

OwardF1

Chi invece in F1 ci andrà davvero, anche se solo – per ora –  per un test, è invece Pato O’Ward, che recentemente si è recato a Woking per preparare il sedile della McLaren MCL35M che porterà in posta nei test collettivi di Abu Dhabi in dicembre.

Il test fa seguito ad un accordo col boss Zak Brown, il quale aveva promesso al giovane messicano, giunto terzo nell’ultima IndyCar Series dopo aver lottato a lungo per il titolo, un test in F1 dopo la prima vittoria, che è concretizata al Texas Speedway lo scorso maggio.

SWilsonUn altro team potrebbe infine entrare nei ranghi della serie a partire dalla prossima stagione. L’effort partirebbe da Don Cusick, recente sponsor di Stefan Wilson all’ultima Indy 500 sotto l’egida Lohla Racing, con la consulenza di Anders Krohn, ex promessa della Road to Indy e da tempo commentatore televisivo.

Il Cusick Motorsports nei prossimi due anni, caratterizzati dall’adozione dei nuovi motori 2,4 litri e del sistema ibrido, dovrebbe appoggiarsi ad una squadra preesistente, probabilmente il Carlin, che come al solito in questo periodo dell’anno sta cercando di capire le intenzioni di Max Chilton, prima di mettersi in proprio.

Ricordiamo che Paretta Autosport e Top Gun Racing sono le altre due squadre che stanno cercando di mettere insieme un programma full-time dopo i primi outing del 2021.

Piero Lonardo

Foto: IndyCar, Arrow McLaren SP, Stefan Wilson

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IndyCar – Jack Harvey approda al Rahal Letterman Lanigan

Confermato nella giornata di lunedí un altro accordo che era già da tempo nell’aria: Jack Harvey è ora un pilota del Rahal Letterman Lanigan.

Il 28enne driver britannico correrà tutta la stagione 2022 dell’indyCar Series con la DW12-Honda #45, sponsorizzata dalla Hy-Vee.

Harvey, dopo due secondi posti nell’Indy Lights Series nel 2014 e nel 2015, ha disputato le ultime cinque stagioni col Meyer Shank Racing, aiutando la squadra dell’Ohio a crescere sino a divenire una forza consistente nella serie.

Il miglior piazzamento finora il terzo posto nel GP of Indianapolis nel 2019, ultima stagione disputata part-time dall’MSR, dopodichè sono giunti undici piazzamenti da top ten nella trenta gare degli ultimi due anni.

HyVee

La #45 (nella foto, in una delle tre diverse livree con cui verrà schierata in stagione) è stata quest’anno la terza vettura del team, schierata quest’anno in nove appuntamenti a partire dalla Indy 500 ed è stata portata in pista di Santino Ferrucci, Christian Lundgaard ed Oliver Askew

I primi due sono al momento i due candidati più papabili a prendere il posto di Takuma Sato, che ha chiuso il rapporto col team al termine della stagione appena conclusa.

Altra news odierna, la nomina di Levi Jones quale direttore dell’Indy Light Series, recentemente passata sotto il diretto controllo della Penske Corporation.

A Jones, 39 anni, ex-pluricampione e poi manager USAC, il compito di promuovere e rilanciare la serie cadetta, che ricordiamo assegna una scolarship di ben 1,3 milioni di Dollari per disputare almeno quattro gare compresa la Indy 500.

Piero Lonardo

Foto: IndyCar

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IndyCar – Buona la prima per Grosjean e Jimmie Johnson a Indy

Nella giornata di mercoledí si è svolto il primo assaggio dell’Indianapolis Motor Speedway sulle monoposto IndyCar per Romain Grosjean e Jimmie Johnson.

I due rookie 2021 sono infatti stati protagonisti del ROP, Rookie Orientation Program, prova obbligatoria per poter competere sull’ovale più famoso del pianeta.

La prova per entrambi è stata interrotta prima del compimento dell’ultima fase del test, quella per intenderci a velocità più sostenuta (15 giri ad oltre 215 mph), causa pioggia, ma entrambi potranno riprendere il discorso il prossimo aprile, nel corso dei test collettivi previsti ad Indianapolis.

Per Grosjean si è trattato della prima uscita con la tuta giallo-rossa dello sponsor della DW12-Honda #28, insieme al connazionale,  pure lui transfuga Dale Coyne, l’ingegnere di pista Olivier Boisson, il tutto sotto gli occhi attenti del boss Michael Andretti, 16 partenze alla Indy 500, e di James Hinchcliffe, pole sitter 2016.

E’ buffo” ha affermato Grosjean. “Non ero tanto veloce, ma il giro era comunque di 200 mph, che è veloce, ma non ne hai la sensazione. E vai, liscio. Puoi immaginarti un sorpasso durante la corsa, come percepirne il momento giusto.”

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Per il sette volte campione NASCAR invece i consigli di Dario Franchitti, Tony Kanaan, entrambi vincitori alla 500 Miglia, e Marcus Ericsson. Per Johnson l’IMS non rappresentava una novità assoluta, avendoci corso 18 volte con una stock car, ma occorreva sicuramente gestire la differenza di prestazioni, con le DW12 che garantiscono circa 25 mph in più al giro.

“L’unica cosa simile è la paura” ha detto JJ “Non credo faccia la differenza in che macchina sei, ma curva 1 sembra sempre di un raggio decisamente più ridotto. Sembra più difficile da affrontare di qualsiasi altra.”

Nel frattempo si è andato a concretizzare l’annuncio dell’addio di Takuma Sato al Rahal Letterman Lanigan. Il driver giapponese non correrà più insieme al team col quale ha trionfato per la seconda volta alla Indy 500, nel 2020.

A sostituire Sato dovrebbe essere Jack Harvey, anche se non è ancora stato diramato l’annuncio ufficiale, mentre il 44enne potrebbe approdare, sempre che non opti di chiudere la propria carriera, presso Dale Coyne.

Diffusi infine i calendari 2022 delle due serie propedeutiche ancora organizzate da Andersen Promotions, la Indy Pro 2000 e la USF 2000. Entrambe le serie chiuderanno a Portland il 4 settembre con un triple-header, partendo da St.Petersburg, per poi proseguire a Barber Park, IMS stradale, Lucas Oil Raceway, Road America, Mid-Ohio, Toronto e Gateway.

Ancora attesa invece per la schedule dell’Indy Lights, la cui gestione passerà dalla prossima stagione nelle mani della Penske Corporation, proprietaria dell’Indycar Series e dell’IMS.

Piero Lonardo

Foto: IndyCar, Andretti Autosport

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Indy Lights – A Kirkwood non sfugge il titolo a Mid-Ohio

Kyle Kirkwood è il nuovo campione dell’Indy Lights Series. I risultati del season finale della Road to Indy di Mid-Ohio hanno decretato il successo dell’alfiere dell’Andretti Autosport, il quale diventa l’unico pilota ad essersi aggiudicato tutti e tre gli step della “ladder” verso l’IndyCar, dopo i titoli ottenuti a suon di vittorie in USF2000 ed Indy Pro nel 2018 e 2019.

Il weekend di Kirwkood, che sul circuito del Midwest aveva conquistato entrambe le vittorie nel primo weekend di luglio, era cominciato alla grande con una vittoria, la decima in stagione, ad eguagliare il record del compianto Greg Moore nel lontano 1995.

Gara 1, disputata in condizioni di pista asciutta, non è stata mai in discussione con Kirkwood a dominare dalla pole position e chiudere con oltre 6” di vantaggio in una gara caution-freee nei confronti del rivale David Malukas. Nuovamente a podio dopo una lunga assenza Robert Megennis, abile a prendersi al via la terza piazza dal teammate Danial Frost.

Kirkflag

Poche quindi le possibilità per il chicagoano, asfaltato da Kirkwood nel weekend di Laguna Seca, per rimontare i 22 punti di distacco alla vigilia di gara 2.

Stamane il circuito del Midwest si è svegliato sotto una fitta pioggia, sotto la quale è stato proprio Malukas a primeggiare tra le tante uscite di strada, leader compreso, nelle qualifiche, con Kirkwood solamente P5. In gara peró sulla pista ancora bagnata Malukas ha gettato via ogni chance andando largo allo start in curva 1.

Malukas, precipitato in fondo al gruppo, condotto dal compagno di squadra Linus Lundqvist, ha rimontato sino alla seconda piazza, aiutato da un paio di Full Course Yellow propiziate da Antonio Serravalle e Manuel Sulaiman, ma a Kirkwood è bastato mantenere la posizione di partenza per aggiudicarsi il titolo ed il milione e 300mila dollari di scolarship.

Per il 22enne di Jupiter, Florida, in programma anche un posto nella serie maggiore, ancora una volta nell’Andretti Autosport, anche se non si conoscono ancora i termini dell’accordo.

Completa il podio, oltre a Lundqvist, alla terza vittoria nella serie e terzo posto finale già acquisito da tempo, e Malukas, Benjamin Pedersen, per un podio tutto HMD, a coronamento del primo titolo nella serie per il team di Brownsburg.

RasmussenwinNelle altre categorie, successi finali e relative scolarship da spendere nelle categorie maggiori per il danese Christian Rasmussen del Jay Howard Driver Development in IndyPro e del brasiliano Kiko Porto del DEForce racing in USF 2000.

Portowin

Un appunto alla regia di quest’ultimo evento, affidata incredibilmente alle sole telecamere a circuito chiuso dell’autodromo. Speriamo che la nuova gestione dell’Indy Lights Series, affidata direttamente alla Penske Corporation, porti anche al tanto atteso incremento di visibilità (e di partecipanti) che la serie merita.

Piero Lonardo

L’ordine d’arrivo di Gara 1

L’ordine d’arrivo di Gara 2

 Foto: Indy Lights Series, Indy Pro 2000, USF 2000

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IndyCar – Simon Pagenaud chez MSR

Il cadavere (della stagione 2021) non si è ancora raffreddato che arriva l’annuncio ufficiale di un altro movimento di mercato “che conta” nell’IndyCar Series. Simon Pagenaud, come anticipato su queste pagine, sarà un pilota del Meyer Shank Racing per la prossima stagione.

Il pilota francese lascia il Team Penske dopo sette anni costellati di successi, tra cui spiccano il titolo 2016 e la Indy 500 del 2019, conquistata da dominatore, per installarsi sulla DW12-Honda #60 nella prima stagione completa a due entry del team dell’Ohio, al posto di Jack Harvey. A far compagnia a Pagenaud, come noto da tempo, il vincitore dell’ultima 500 Miglia, Helio Castroneves.

Al momento non è noto se il Team Penske colpmerà il vuoto lasciato dal francese, che col team del Captain ha conquistato ben 11 delle sue 15 vittorie nella serie, oppure più facilmente sceglierà, come fatto dai grandi rivali del Chip Ganassi Racing qualche anno or sono, di ridurre l’effort a tre macchine per il runner-up 2021 Josef Newgarden, il Rookie of the year Scott McLaughlin ed il sempreverde Will Power.

Unico aspetto che stona di tutta questa operazione, Penske con la dipartita di Pagenaud va a privarsi di un pilota con una vasta esperienza anche nel mondo dell’endurance alla vigilia del programma LMDh con Porsche.

Pagenaud infatti, oltre al secondo posto sfiorato con la Peugeot nell’edizione 2011 della 24 Ore di Le Mans, puó vantare un titolo nell’American Le Mans Series nel 2010 con l’Acura del Team Highcroft. Più recentemente, Pagenaud è arrivato secondo all’ultima Rolex 24 at Daytona con la seconda Cadillac DPi dell’Action Express/Team Ally.

Piero Lonardo

Foto: IndyCar

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IndyCar – Herta mostruoso a Long Beach. Palou campione

Lo dicevamo all’inizio di questa stagione dell’IndyCar Series che questa sarebbe stata una stagione di rottura: veterani contro giovani leoni. E proprio due giovani leoni si sono presentati a Long Beach con concrete chances di successo finale, Alex Palou e Patricio O’Ward. Il terzo incomodo, il due volte campione Josef Newgarden, andava considerato solo a livello matematico.

Il messicano del team Arrow McLaren SP, distanziato però da un robusto distacco in classifica, è stato estromesso di fatto nel corso del secondo giro da un arrembante Ed Jones per fermarsi poco dopo lungo la pista. Allora per il catalano era importante arrivare al traguardo, e l’ha fatto con stile, arrivando quarto, giustificando cosí ancora, qualora ce ne fosse stato bisogno, il titolo 2021.

Newgarden ha fatto ciò che ha potuto, conducendo la prima parte di gara partendo dalla pole conquistata ieri, ma poi è emerso il vero padrone dei muretti californiani, Colton Herta. Le Full Course Yellow, cinque alla fine, non hanno penalizzato più di tanto la gara di Newgarden, che termina secondo a circa mezzo secondo dal vincitore dopo il tentativo di rimonta finale, e vale il secondo posto in classifica finale.

Herta, partito dalla 14ma piazzola dopo il clamoroso errore del box Andretti in qualifica, ha rischiato grosso nel corso del tumultuoso secondo giro, salendo sulla macchina di Ryan Hunter-Reay. Il floridiano aveva la peggio, costretto a riparare ai box nella sua ultima gara col team, mentre Herta si ritrovava in P8, proprio dietro Palou.

Davanti, parlando di veterani, era Helio Castroneves, a prendere la testa della gara ritardando la prima sosta. Dietro al vincitore dell’ultima Indy 500 Herta completava la propria rimonta sorpassando Newgarden, e alla sosta del brasiliano balzava in testa per rimanerci sino alla bandiera a scacchi, salvo una breve parentesi dovuta alle strategie sfalsate di Jack Harvey e del duo RLL composto da Oliver Askew e Graham Rahal.

Castroneves, che nel warm-up aveva rimarcato con veemenza un comportamento non propriamente corretto da parte di Alexander Rossi, terminato con un contatto, sparirà dalle posizioni che contano a causa di una scelta errata nel timing della seconda sosta da parte dell’MSR, e terminerà appena 20mo.

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Nel finale, come accennato, il tentativo di rimonta di Newgarden su Herta portava solo ad un riavvicinamento dei due, mentre Palou, debitamente “scortato” da Scott Dixon, poteva godersi il meritato trionfo.

Oltre all’ottimo sesto posto di Harvey dietro un ritrovato Simon Pagenaud, che dovrebbe ereditare proprio la vettura del britannico nel 2022, da segnalare anche l’ottava posizione di Sebastien Bourdais, autore di una delle sue epiche cavalcate dalla 22ma piazzola, capace di rimontare anche un problema nelle fasi iniziali.

Peccato per il connazionale Romain Grosjean, fermato dalle conseguenze di una lisciata a muro mentre era stabilmente nella top ten. Il neoacquisto del Team Andretti deve lasciare il titolo di Rookie of the Year a Scott McLaughlin, che ricordiamo ha disputato tutte le gare su ovali a differenza di Grosjean. McLaughlin nel fine gara si è lasciato scappare che nel prossimo anno sarà impegnato anche in endurance, WEC ed IMSA, con Penske che sappiamo dal 2023 gestirà il programma LMDh Porsche.

Nel riportare infine la conferma di Rinus VeeKay da parte dell’Ed Carpenter Racing anche per il prossimo anno, possiamo dire che è tutto per l’IndyCar Series 2021. L’appuntamento in pista è col season opener di St.Petersburg il 27 febbraio 2022.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo

Foto: IndyCar